free them allSUBITO LIBERI I VOLONTARI ARRESTATI A LESBO!

Negli ultimi giorni il Governo Greco ha avviato una manovra repressiva contro i volontari presenti sull’isola di Lesbo. Un’operazione che era nell’aria da tempo. Sono ormai settimane che si susseguono minacce di sgombero ai presidi autogestiti dell’isola, di identificazionene e limitazione dell’attività dei volontari indipendenti a Lesbo. Il fatto più grave è accaduto ieri con l’arresto di tre pompieri Sivigliani appartenenti al gruppo di volontari spagnolo PROEM-AID e due volontari dell’organizzazione danese TEAM HUMANITY. Tutti accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, saranno processati oggi e rischiano pene fino a 4 anni.

Si tratta di gruppi di soccorritori volontari, dotati di imbarcazioni proprie, arrivati nell’isola negli ultimi mesi per prevenire le centinaia di morti che da mesi si verificano nel silenzio generale in quell’esiguo braccio di Mar Egeo che divide la costa turca dall’isola di Lesbo. Morti e incidenti moltospesso evitabili.

Sono centinaia le persone tratte in salvo dai gruppi di volontari presenti sull’isola, uno sforzo titanico di pura solidarietà purtroppo non sempre sufficiente. 40 le vittime accertate nelle prime due settimane dell’anno. Un’attività portata avanti spesso anche in collaborazione con la guardia costiera e le autorità locali che seppur mal sopportano la presenza dei volontari, negli ultimi mesi non hanno potuto che prendere atto che essi sono la risposta principale e più efficace all’attuale crisi umanitaria. Sono infatti diversi i problemi di ordine politico che rendono le istituzioni locali e internazionali inefficaci di fronte a un fenomeno di proporzioni epiche a cominciare dall’assenza di un mandato dell’ACNUR in territorio greco.

Ma negli ultimi giorni sembra essere cambiato qualcosa. Oltre agli arresti, un gruppo di volontari è stato fermato perchè raccoglieva da una discarica giubetti di salvataggio per riciclarli in materiale utile alle attività di accoglienza. Altri sono stati identificati sulle spiagge mentre segnalavano alle barche in arrivo un approdo sicuro. Anche a Chios un gruppo di volontari che aveva ellestito una cucina autogestita è stato fermato dalla polizia.

La stessa attenzione delle forze dell’ordine non sembra essere riservata ai traffici e i trafficanti della mafia turca, che ogni giorno guadagna milioni di euro mettendo migliaia di vite in pericolo su barche precarie con motori non funzionanti e in condizioni metereologiche avverse.

Noi a Lesbo ci siamo stati de abbiamo visto che è grazie alla miriade di volontari e piccoli gruppi organizzati che si riesce a rendere questa tragedia umana meno insiodiosa e miserabile. Oltre ai gruppi soccorritori che in questi mesi hanno strutturato un sistema tempestivo di intervento di emergenza, i volontari si occupano 24 ore al giorno della distribuzione di coperte di emergenza, acqua e vestiti sulle spiagge, della preparazione di pasti e bevande calde, della distribuzione dei vestiti nei campi di Pikpa, Moria, Kara Tepe e Skala.

La maggior parte sono volontari indipendenti che autofinanziano il proprio viaggio e la permanenza sull’isola attraverso il crwodfunding e talvolta lasciano contributi e donazioni laddove necessario. Altre volte sono sostenuti da piccoli gruppi, collettivi e associazioni.

Una babele di persone libere di paesi, religioni, orientamenti poltici diversi che hanno come obiettivo comune prevenire morti evitabili e restituire un pò di dignità a chi fugge dalla guerra. E rendere questo viaggio assurdo un pò più umano.

Una solidarietà che evidentemente fa paura, perchè è dilagante, contagiosa e libera.

SOLIDARIETA’ CON I POMPIERI SIVIGLIANI E TEAM HUMANITY.

SUBITO LIBERI I VOLONTARI ARRESTATI A LESBO

I volontari italiani a/tornati da Lesbo.

Caterina Amicucci, Adriana Rosasco, Giacomo Capriotti, Marta Peradotto, Giorgio Lentini, Gaia di Gioacchino, Walesa Porcellato, Roberto Casi

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