Quello che sta accadendo a Lesbo e nelle altre isole dell’Egeo è indiscutibilmente qualcosa di nuovo. Siamo di fronte al più grande movimento di popolazione in territorio europeo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un fenomeno di proporzioni enormi di fronte al quale è difficile essere preparati. L’ACNUR ha strutturato il suo intervento sull’isola da poche settimane  che resta al momento molto limitato. Alle ONG le autorità locali proibiscono di operare fuori dai campi ufficiali, che sono due Kara Tepe (per i siriani) e Moria (per tutti gli altri), che hanno una capacità di circa 800 persone in tutto.

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La gente arriva sulle spiagge, bagnata, traumatizzata, a volte ferita. L’intero lavoro di prima assistenza è gestito solo ed esclusivamente da volontari.

Negli ultimi mesi sono stati organizzati diversi campi informali, vicino le spiagge di arrivo, i punti di passaggio e fuori dal centro di registrazione di Moria.

Ufficialmente sono illegali e sono frequenti i problemi con la polizia.

Sono strutture interamente autorganizzate. Ambulatori, distribuzione di vestiti, tende e coperte, cucine che arrivano a preparare migliaia di pasti al giorno. Piccole associazioni, micro ONG dedicate solo a questa causa, volontari singoli che raccolgono soldi da amici e parenti per finanziarsi la permanenza sull’isola e l’acquisto di materiale utile. E’ un brulichio di persone, inizitive, gente che si rende utile. Tonnellate di materiale arriva con furgoni, macchine, autobus corrieri da tutto il mondo. Si montano e si rismontano infrastrutture intere nell’arco di qualche ora. Chi ha un mezzo è sempre in movimento per caricare e scaricare cose e persone.

Non sempre regna l’ordine, ma il sistema è incredibilmente efficiente. Nessuno coordina ma a turno si è responsabili di qualcosa. La maggior parte dei volontari resta sull’isola poco tempo e quindi ci si scambia i ruoli, si impara e si entra in questo flusso collettivo ad una rapidità impressionante. Perfino i rifugiati, che in questo periodo trascorrono sull’isola al massimo tre giorni, si offrono come interpreti o per dare una mano.

I più numerosi gli inglesi e gli Americani. In molti utilizzano gofundme.com per raccogliere fondi. Secondo la piattaforma di crowdfunding dedicata a progetti individuali più di mezzo milione di dollari è stato raccolto per questo scopo, attraverso 640 campagne. Una babele incredibile ed estremamente pragmatica che infastidisce tutti, le autorità, le organizzazioni internazionali ancorate all’idea della gestione professionale dell’emergenza, che pero’purtroppo siccome non ci sono soldi non decolla. Un dibattito che qui non interessa a nessuno e che evidenzia perfettamente l’estremizzazione bipolare del mondo: la guerra agli umani!

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Qualsiasi ambizione di ordinare, organizzare, orientare, dirigere va lasciata al porto di Mytilene. L’unica cosa che si può fare arrivando a Lesbo è rimboccarsi le maniche e partecipare. Consigliabile a tutti, soprattutto a chi come me ha lavorato tanti anni nelle ONG, movimenti  e dintorni…. abbandono della performance, relax, due-tre passi indietro e vedrete cose che non potete nemmeno immaginare!

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