Dall’inizio dell’anno sono sbarcati a Lesbo, Leros, Chios e Samos circa 800 mila rifugiati la maggioranza in fuga dallalesbo3 guerra.  Circa il 65% sono Siriani,  gli altri principalmente Iracheni e Afgani.

Una movimento di popolazione che trova rari precedenti nella storia contemporanea come il silenzio ed il vuoto istituzionale che circonda questo tragico fenomeno dalle proporzioni enormi.  Per diversi motivi sono in molti a coltivare ed avallare questo silenzio,  non solo i governi ed i media mainstream. In questi giorni la situazione è molto grave anche a Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia ,dove migliaia di persone sono bloccate e versano in condizioni dramamtiche.

Nonostante l’inverno e la crescente instabilità politica seguita agli attentati di Parigi, migliaia di persone  continuano a sbarcare nelle isole dell’Egeo, soprattutto a Lesbo. Dopo qualche giorno di pausa dovuto al maltempo solo nella giornata di ieri (24/11) sono sbarcate 2000 persone.

Pagano i trafficanti tra i 1000 ed i 2000 Euro per essere caricati su gommoni o vecchi pescherecci spesso senza la benzina sufficiente per raggiungere l’altra costa. I naufragi e le morti sono quotidiani  .

Il sindaco di Lesbo ha recentemente dichiarato in un’intervista radiofonica che nell’isola non c’è piú spazio per seppellire i cadaveri.

Chi riesce ad arrivare sull’isola deve attendere anche fino a 10 giorni una procedura di registrazione che lo autorizza a muoversi in territorio greco ed a continuare il viaggio.

Durante quest’attesa i rifugiati vengono divisi tra siriani e resto del mondo. Ai siriani è riservato un trattamento leggermente migliore. Sono accolti nel campo di Karia Tepe dotato di un minimo di infrastruttura e di medici in loco. Gli altri permangono nell’isola in condizioni estremamente precarie.

A Lesbo le organizzazioni umanitarie presenti sono poche ed hanno mezzi insufficienti,  gruppi di volontari sono nati spontaneamente per far fronte alla situazione inclusi gruppi di soccorritori volontari che ripescano la gente in mare. A Lesbo i rifugiati arrivano così:

Preparo questo viaggio da diverse settimane e gli eventi del 13 novembre lo rendono ancora più urgente e necessario. Un mare di parole e di immagini di morte si è riversato ovunque. Analisi, considerazioni, pensieri: sul terrorismo, sulla responsabilità, sulla geopolitica, sulle guerre degli ultimi quindici anni, sul fatto che i morti che non sono tutti uguali, sulle ipocrisie dei governi occidentali, sul dubbio se siamo in guerra oppure no.

I tamburi di guerra rullano già forte e non aggiungerò la mia a questo mare di parole ma farò con più convinzione quello che avevo già deciso. Un’azione concreta.

Mi unirò per alcune settimane ai volontari che nelle isole dell’Egeo e  a Idomeni stanno gestendo dal basso una vera e propria crisi umanitaria. Cercherò di alimentare questo blog per informare su quello che sta  avvenendo.  Valuterò la possibilità di una campagna di solidarietà maggiormente strutturata.

Chiunque sia interessato a collaborare mi puo’ contattare via mail caterina.amicucci@gmail.com.

Caterina Amicucci

 

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